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Alberta, Kety e Rita

lunedì 16 dicembre 2013

A favore dell'albero di Natale vero

Sarà anche un post scontato, ma la domanda che puntualmente viene rivolta a chi si occupa di piante è: qual è l'albero di Natale veramente ecologico? quello vero o quello finto?
Lasciatemelo dire: per me l'albero di Natale di plastica NON è ecologico, anzi, è la più grossa contraddizione che esista al mondo. Come si fa a considerare ecologico un albero che è un derivato del petrolio?  Vero è che un albero di plastica può essere utilizzato per anni e anni, ma è altrettanto vero che nel momento in cui si rompe o verrà gettato per sopraggiunti limiti di età, richiederà anni e anni per essere smaltito, trattandosi di sostanza non degradabile. Senza soffermarci a parlare dei luoghi in cui vengono prodotti, (come per tanti altri oggetti di uso quotidiano a basso costo, il Made in PCR la fa da padrone anche nel mercato natalizio) e delle condizioni lavorative delle persone che li fabbricano.
Per tutti coloro che controbattono di dicendo che per soddisfare la tradizione dell'albero di Natale si disboscano le foreste, mi permetto di dissentire. Gli abeti destinati a quest'uso, provengono da coltivazioni specializzate italiane (sempre meno) ed europee che creano un mercato e quindi occupazione. Se provenienti da ambienti boschivi, sono piante comunque destinate ad essere eliminate, in seguito ai normali diradamenti che vengono effettuati in bosco.
Nei paesi Nordeuropei, dove la cultura del verde e della natura è molto più radicato rispetto ai popoli mediterranei, ho assistito personalmente alla pratica, da parte degli stessi forestali, di destinare gli spazi sotto i tralicci dell'alta tensione, che per ragioni di manutenzione non possono essere occupati da grandi alberi, alla coltivazione degli abeti di Natale.
E lo smaltimento dell'albero di Natale una volta terminate le feste, è piuttosto semplice: difficilmente può essere ripiantato, dopo la permanenza in casa a 24°C e con le poche radici che ha a disposizione, ma di certo può essere bruciato nel caminetto (se lo avete), o tagliato a piccoli pezzi e gettato nell'organico; senza dimenticare che molte catene di grande distribuzione lo ritirano in cambio di un buono spesa, occupandosi di smaltirlo. E per ogni albero che viene venduto, altri ne vengono piantati nei vivai di produzione, nè più e nè meno di come si fa con l'insalata. 
E in fondo ammettiamolo: se l'albero di Natale simboleggia la luce e la rinascita della vita, che senso di vita ha un prodotto di plastica? 
E come rinunciare all'inconfondibile profumo di abete che emana la sua resina e che permea le abitazioni durante le feste?